Riti e Erbe del Solstizio d’Estate

by Alessandra Scalas
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Mazzetti di erbe aromatiche, fiori odorosi, falò, streghe e incantatrici: il Solstizio d’estate è sacro e magico, celebra la Luce espressa dai due elementi che più di tutti ne rappresentano le sue qualità energetiche: il Sole e il Fuoco. I riti e le erbe del Solstizio d’estate, tra il 21-29 giugno, quando tutto si ferma e tutto può accedere. E’ il tempo del riposo, della pace, del silenzio. Gli elementi della natura acquistano poteri straordinari. Le erbe, il fuoco, la rugiada, tutti si accordano in un’unica melodia di purificazione e rinascita.

Non c’è tradizione al mondo che non ricordi questa ricorrenza, celebrata con falò, canti e danze rituali, fumigazioni propiziatorie e purificatrici durante le quali vengono bruciate erbe aromatiche dai poteri miracolosi.

Poteri che raggiungono la loro massima espressione durante la notte di San Giovanni, strettamente legata al Solstizio d’estate, la più breve dell’anno, tra il 23-24 giugno. 

In questo articolo ti parlerò dei riti e erbe del Solstizio d’estate, ripercorrendone la storia, la tradizione, l’alchimia, che le Herbarie conservano ancora oggi.

Cosa è il Solstizio d’Estate: tra astrologia e tradizione

Il solstizio (dal latino “solstĭtĭum”, composto da sōl, «Sole», e, sistĕre, «fermarsi») è in astronomia il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima. Il 21 giugno è il giorno durante il quale il sole raggiunge il punto più alto rispetto all’orizzonte, con conseguente numero massimo di ore di luce possibili fino al tramonto. Il momento in cui cade il solstizio varia di anno in anno, ritarda ogni anno di circa 6 ore rispetto all’anno precedente (più precisamente 5h 48min 46s) . È infatti proprio per questo motivo che ogni quattro anni ce n’è uno bisestile: per recuperare la differenza. Il Solstizio d’estate segna l’ inizio dell’estate astronomica nell’emisfero settentrionale e dell’inverno in quello australe.Il Sole culmina cioè allo Zenit, nel punto più alto del cielo rispetto all’orizzonte del suo percorso annuale. Nella zona compresa tra il Circolo Polare Artico e il Polo Nord il Sole non tramonta, regalando un giorno di 24 ore di luce.

Solstizio d’estate: la porta tra lo spazio terreno e l’eternità

Nel passato, quando la vita degli uomini era strettamente legata al ciclo della Natura, il Solstizio d’estate era associato a significati profondi  legati all’agricoltura e alla raccolta di erbe spontanee e piante officinali e rituali tramandati legati alla dimensione del sacro e dei riti esoterici. 

La gente dei campi conosceva i ritmi della Natura e rispettava la Madre Terra, sapeva che festeggiare San Giovanni non era solo un fatto propiziatorio quanto un’esigenza purificatrice. La terra, infatti, dopo il raccolto aveva la necessità di essere purificata per opera della rugiada per essere pronta a ricevere la nuova semina. Il contadino, sempre nella magica notte di San Giovanni, usava interpretare il volo delle lucciole. A seconda della danza delle lucciole, cercava di prevedere l’andamento dell’anno agricolo affidandosi alla cabala della natura. Se le lucciole volavano basse rasentando i fossi del terreno sarebbe stata un’estate torrida e siccitosa; in caso contrario, se volavano lambendo i rami delle siepi, l’state sarebbe stata fresca e piovosa, e i campi rigogliosi. Gli astrologi babilonesi vedevano nel solstizio l’unione del Sole e della Luna, il momento in cui i due astri potevano elargire agli uomini tutta la loro benefica energia per proteggerli dalla mala sorte. Così la rugiada nella notte del Solstizio d’estate acquista un particolare potere simbolico: è l’acqua che scende dal cielo notturno, l’acqua della Luna nella notte dedicata al Sole.  Quindi l”acqua che unisce Luna e Sole. 

Riti del Solstizio d’estate

Tra il 21-24 giugno  si raccoglieva la melissa, l’iperico o erba di San Giovanni col quale si faceva l’oleolito per macerazione solare con i fiori freschi. Sempre tra i 23-24 giugno si cavava l’aglio e lo scalogno, che venivano stesi nell’orto affinché la rugiada potesse irrorarli, come pure le noci venivano piccate nel cuore della notte per fare il balsamico nocino, liquore corroborante e digestivo. Un’altra tradizione consigliava alle ragazze da marito di mangiare, nella notte di San Giovanni, un’insalata composta da fiori di acacia, petali di  rosa, condita di solo olio, sale e pepe: era convinzione comune che questo profumatissimo mix vegetale favorisse incontri amorosi e facilitasse la fecondità nelle spose. Fortunato era colui o colei che nella notte tra il 23-24 giugno avesse incontrato un gufo, animale misterioso di buon auspicio, portatore di saggezza e fortuna.

Un altro singolare espediente per conoscere l’andamento meteorologico si otteneva esponendo dodici fette di cipolla, corrispondenti ai 12 mesi dell’anno. Nella mattinata del 24 Giugno, le fette nelle quali la rugiada risultava più abbondante, indicavano i mesi più piovosi. Addirittura a mezzanotte i rabdomanti tagliavano dai noccioli e dai salici i rami biforcuti per la loro bacchetta divinatoria.  Fortunatissimo era considerato colui o colei che nella notte solstiziale del 23 Giugno avesse visto o incontrato un gufo (portatore di saggezza e di fortuna).

La notte tra il 23 e il 24 Giugno è la notte magica per eccellenza. E’ la festa solare, la vittoria della Luce sulle Tenebre, del bene sul male. E’ durante il Solstizio, che, secondo un’antica credenza, il Sole (fuoco), elemento maschile, si sposa con la Luna (acqua), elemento femminile; ed ancora, il Sole entra nel segno del Cancro, segno d’acqua dominato dalla Luna. 

Sole e Luna, il maschile e il femminile, si fondono in un matrimonio sacro che genera vita, ricomponendo per un attimo l’unità primordiale. 

Da qui hanno origine  i riti e la tradizione dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare mediterranea come pure in quella celtica, per via del potere energetico di tutte le piante officinali ed aromatiche e le erbe della terra che in questo breve ma intenso arco di tempo, vengono influenzate con particolare forza e potere.

La notte di San Giovanni è la “notte delle Streghe”, che la tradizione immagina danzare sotto un noce, vestite di bianco, a piedi scalzi, capelli sciolti, senza nodi ne nelle vesti ne nei capelli così che l’energia possa fluire libera. 

Simbolismo del Solstizio

I riti e le erbe del Solstizio d’estate vanno inquadrati in un contesto ampio: i Solstizi d’estate e d’inverno sono omenti di passaggio, porte tra lo spazio terreno l’eternità.  Hanno un duplice significato simbolico: sono le due porte del Cielo e rappresentano i momenti cosmici della morte e rinascita del sole. Durante i solstizi quelle porte, seppur per un tempo brevissimo, erano aperte: la “Janua Coeli” per il solstizio d’inverno, la porta del cielo attraversata dalle anime che ascendono al paradiso, e la “Janua Inferi” per il solstizio d’estate, che corrisponde alla porta degli uomini, aperta verso il basso che permette il passaggio di benefica energia capace di rigenerare la terra e far maturare i suoi frutti. 

Esotericamente si traduce in un momento dal carattere  ambiguo, benefico, ma anche potenzialmente pericoloso della festa che ancora oggi mantiene. Il Solstizio rappresenta il tempo fuori dal tempo, la libertà, la atemporalità, che sono da sempre l’essenza del sacro. La Janua Inferi è ora aperta, i morti fuoriusciti dalle tombe si riuniscono nelle vallate per la caccia ( tradizione germanica), in Inghilterra è la notte di mezza estate e i boschi si rallegrano di fate e folletti, alcuni dispettosi, nell’Italia medioevale le streghe guidate da Erodiade, Salomè e Diana, illuminate dalla Luna, si radunavano sotto un noce a Benevento.

Le Erbe del Solstizio

Le erbe del Solstizio d’estate sono erbe solari, agiscono cioè sotto l’influsso di questa stella, la più importante dell’intero sistema solare. Dal Sole dipende la Vita, a lui è legata la sopravvivenza dell’uomo, degli animali e delle piante. Le piante solari sono piante che generano calore. Lo ricevono dal sole e lo rilasciano attraverso le loro proprietà. Sono gialle o dal colore dorato, nei frutti e nei fiori. Hanno forma a raggiera e sono ricche di oli essenziali. 

Agiscono come riequilibranti del tono dell’umore, combattono la  depressione, come l’iperico, il dolore, come l’arnica, agiscono sul sistema circolatorio, come l’ulivo, favoriscono la digestione, come la genziana, purificano, come la cicoria. Alcune tra le piante del Solstizio più comuni : l’arnica, l’iperico, verbena, l’ulivo, l’elicriso, la calendula, la ginestra, la maggiorana, la genziana, la cicoria, il prezzemolo, la menta, il cardo, la ruta, l’agnocasto, l’artemisia, il felce maschio, la scilla, il rosmarino, l’alloro, l’arancio, l’aglio, il girasole. 

L’Iperico, è consacrato a erba “cacciadiavoli” capace di respingere gli spiriti infernali e le creature diaboliche,  invadevano le strade , comprese le streghe che soprattutto nella notte di San Giovanni. Era tradizione per i viandanti che nella notte di San Giovanni si trovavano per strada, protegersi portando sotto la camicia un rametto di Iperico mescolato con altre erbe magiche come la  ruta, aglio e artemisia. Per proteggere le case, allo stesso modo si legavano mazzetti di Iperico su porte e finestre. L’iperico è la pianta per eccellenza dedicata a San Giovanni Battista, il martire cristiano baluardo delle streghe e dei demoni che affollano i cieli e la terra durante la notte del Solstizio. Con L’iperico e altre erbe e fiori si prepara infatti l’acqua di San Giovanni nella notte tra il 24-25 giugno con la quale la mattina del 25 giugno si faranno le abluzioni a viso, mani e piedi. 

 

La notte di San Giovanni è importante per le proprietà magiche della Felce , perché è ora che la pianta del sottobosco si trasforma in mediatore di tesori. Il più grande prodigio, si avrebbe secondo la tradizione, nella mezzanotte della notte magica di San Giovanni quando la felce farebbe sbocciare il suo fiore solo per un attimo, il tempo di generare il seme, rendendo fortunato chi lo coglierà da terra.  I suoi semi miracolosi sarebbero emanazioni del Sole, quindi vere essenze auree.Credenza questa, legata probabilmente, alla leggenda germanica, secondo la quale nella notte di San Giovanni, un cacciatore sparò al sole e vide cadere due gocce di sangue, le raccolse e esse si trasformarono in semi di felce. Molte tradizioni europee attribuiscono ai fiori e ai semi della felce il potere di trovare l’oro. 

Solstizio e Erbe delle Fate

La Verbena Officinalis è la prima delle erbe delle Fate, particolarmente usata durante le celebrazioni del Solstizio d’Estate, è considerata erba santa o erba della grazia. Può essere usata posta assieme a un mazzo di tarocchi per donare forza ed ‘ un ingrediente indispensabile nei rituali d’amore. Essiccata la si porta dentro un sacchetto di cotone come protezione e buona fortuna in amore, unita a chicchi di grano aiuterà invece a superare le difficoltà economiche. Secondo la tradizione celtica, la verbena viene colta dai Druidi durante la sera del Solstizio d’estate nel momento in cui sorge Sirio, con un coltello impugnato con la mano sinistra. In erboristeria alla verbena sono attribuite proprietà calmanti, ansiolitiche, sedative sul sistema nervoso, consigliata a chi soffre di stress, insonnia e attacchi di panico. 

Il Sambuco 

Sambucus nigra, che i Celti consideravano l’erba sacra delle fate, è dotata di proprietà diaforetiche, ossia in grado di aumentare la temperatura corporea. Ancora una volta ricorre il calore, legato al culto del Sole e della Luce. Possiede inoltre proprietà diuretiche e lassative e viene impiegato per il trattamento di raffreddore, febbre e affezioni delle vie respiratorie come tosse e bronchiti. Dal Sambuco si ricava un prezioso sciroppo che potrai facilmente preparare a casa con :

  • 1 kg zucchero bianco
  • 1,5 l acqua bollente
  • 30 infiorescenze di sambuco, sciacquate per eliminare eventuali insetti
  • 4 limoni medi biologici tagliati a quarti, ai quali sarà stata prima grattugiata la buccia
  • 55 g acido citrico se si intende conservare lo sciroppo più a lungo
  • una telina di cotone per filtrare
  • bottiglie sterilizzate

In una  ciotola unire lo zucchero con l’acqua bollente fintantoché non sara disciolto bene. Mescolare bene. Aggiungere la buccia di limone grattugiata ed i limoni a quarti. Aggiungere anche le infiorescenze del Sambuco e l’acido citrico. Coprire  la ciotola con un tovagliolo e lasciar macerare 48 ore al buio. Filtrare con un telo di cotone in una seconda ciotola prima di trasferire il tutto nelle bottiglie sterilizzate. Conservare in un luogo fresco e lontano dalla luce solare.

Si dice che lo sciroppo di sambuco piaccia particolarmente alle fate, esse verranno a visitarvi la notte se dormirete cotto un sambuco nella notte del solstizio d’estate con un bicchiere di sciroppo accanto. 

La Ruta

Regina delle herbarie, incontrastata protagonista dei rituali erbari legati alla donna, panacea di ogni male, antidoto contro i veleni e i morsi dei serpenti.Il suo nome botanico, Ruta graveolens, fa riferimento all’odore pungente e particolarmente sgradevole , e la lega al  mito delle donne di Lemno, che racconta della condanna collettiva di un’intera popolazione femminile voluta dalla dea Afrodite, la quale mal sopportando di vedere i suoi altari spogli, aveva infatti condannato le Lemniadi a emanare un odore ripugnante, a causa del quale i legittimi consorti si erano trovati costretti ad abbandonare le stanze nuziali rinunciando così gli abbracci delle spose. Avevano però avuto la malaugurata idea di accogliere nei loro letti concubine straniere dimenticando i vincoli coniugali, e ciò aveva scatenato la follia omicida delle spose.  Una tradizione minore, sosteneva invece che fu la maga Medea a compiere l’incantesimo, quando navigando al largo dell’isola assieme agli Argonauti, venne colta da una irrefrenabile gelosia nel conoscere che il suo amante Giasone aveva amato Issipile, una delle principesse delle terra. Così preparò un infuso a base di Ruta e inquinò le acque marine che raggiunsero la costa infestando di quel fetore di ruta le donne che facevano il bagno in riva.

Qual che sia la versione del mito, esso riconduce alla dimensione simbolica della pianta che la lega alla donna e alla sfera dell’erotismo, giustificando il ruolo di Afrodite nell’unire o separare attraverso lo strumento potente dell’olfatto, tra tutti, il senso più legato alla dimensione erotica.

La ruta riveste un ruolo importante nella medicina magica, si riteneva potesse allontanare per via del suo odore gli spiriti malvagi. Nei testi della Scuola Medica Salernitana rientrava tra i rimedi per la salute degli occhi:

Nobilis est ruta
quia lumina reddit acuta.

Pianta nobile è la ruta

poiché fa la vista acuta.

ruta pianta magica

7 riti magici del Solstizio d’Estate

L’Acqua dei fiori o di San Giovanni

L’acqua dei fiori odorosi o acqua di San Giovanni è una antica tradizione che caratterizza le sere del solstizio. L’acqua, secondo la tradizione,  deve essere preparata rigorosamente a digiuno, da una donna, la sera del 23 giugno, al tocco dell’Ave Maria. Le cime fiorite delle erbe aromatiche devono essere lasciate a macerare una notte intera, penserà a Luna prima e la Rugiada poi a conferire all’acqua tutto il suo potere di acqua magica. Al mattino, fari abluzioni con l’acqua a viso, braccia e piedi. Questo rito vi proteggerà un intero anno dal malocchio, dall’invidia e dalla cattiva sorte. E’ secondo tradizione un rituale di protezione e al contempo l’acqua simboleggia la purezza e i rituali di passaggio che segnano il transito ad una fase superiore della vita, in tutte le tradizioni profane come sacre. Si veda il rito del battesimo, che lava via il peccato originale, o i bagni purificatori di Mikveh secondo la tradizione ebraica. Per preparare l’acqua di San Giovanni ti serve:

  • Una ciotola di acqua 
  • Erbe e fiori: menta, ginestre, papaveri, fiordalisi, petali di rose, caprifogli, iperico, sambuco, trifoglio, ranuncoli, lavanda, camomilla, timo, basilico, salvia, rosmarino, gelsomini. 

 

Falò purificatore

 La notte di San Giovanni è la notte del fuoco, che brucia e rigenera, nella luce e nel calore del Sole. Il falò, più che una moda dei nostri tempi, è un rituale antico legato all’agricoltura. Era d’uso, infatti, dopo il raccolto, bruciare la sterpaglia che restava sul terreno, per la necessità del terreno di essere purificato dalla fresca rugiada ed essere pronta a ricevere la nuova semina. Il fuoco è la forza della Natura e della Luce che vince le forze oscure e scaccia via  il malocchio. È la notte del sogno e della premonizione, celebrata anche da Shakespeare nel Sogno di Una Notte di Mezza Estate. Per aumentare il potere purificatore del fuoco si possono bruciare piante particolari come ad esempio le foglie di eucalipto, gli aghi di pino, rami di ulivo, foglie di menta essiccata, oppure legnetti di Palo Santo e Salvia Bianca.

Sacchetto di Erbe

Il sacchetto di erbe lo possiamo considerare sia un talismano protettivo che un comodo antistress da tenere in borsetta. Per prepararlo ti occorre:

  • Un sacchetto di cotone cucito  nei suoi tre lati, il quarto lo terrai aperto per inserire tutte le erbe e lo chiuderai dopo aver inserito tutto.
  • Grano
  • Lavanda ( fiori essiccati)
  • Camomilla ( fiori essiccati)
  • (opzionale)Un cristallo a scelta tra : ametista o quarzo rosa
  • Un bigliettino con scritto a mano un intento per l’anno

 

Mazzo di erbe San Giovanni

 Secondo la tradizione il mazzo di erbe veniva o gettano nei fuochi del solstizio oppure tenuto con sé o posto sotto il cuscino ameno una notte. Le erbe per dar vita al mazzo di erbe di san Giovanni erano: Rosmarino, Lavanda, Felce, Sambuco, Verbana, Iperico, Artemisia, Elicriso, Malva, Salvia, Ruta. 

 
Bere la rugiada

Al mattino, appena svegli, meglio se all’alba, cogli le aromatiche dal giardino e bevi la loro rugiada. Essa contiene argento e oro, la Luna e la Luce,  vivifica e allontana il maligno. 

Foglia verde
” Se vuoi superare una prova difficile, metti una foglia verde in tasca”. In alcuni riti, si specifica ” una foglia di felce”. E’ una credenza antica che rivive specie in questo periodo magico dell’anno.
 
Rituale sciamanico del fuoco
 Accendi un fuoco, consideralo un essere vivente, ingrazia i suoi fiori offrendogli doni ( erbe, incensi, tabacco). Siediti attorno a lui, se con te porti uno strumento o dei tamburi, offrigli il tuo suono. Ogni persona, una per volta, si avvicinerà a fuoco e chiederà:” che cosa deve essere trasformato in me?”
Resta in ascolto, la risposta del fuoco non tarderà.Egli parlerà al cuore, perché anche lui è un essere di fuoco. Quando tutti avranno percepito la risposta, facciano un talismano, ad esempio un pezzo di carta o stoffa con scritto cosa deve essere trasformato in se. Unisci il pezzo di carta ad un bastoncino di legno, una foglia, qualsiasi cosa possa trovare facilmente accanto a te nella terra. Avvolgilo. Caricalo con il tuo pensiero, ricorda,  il pensiero è energia. Sentiamo questa trasformazione che sto già avvenendo. Quando siamo pronti doniamolo al fuoco. Facciamo dono al fuoco del nostro talismano affinché ciò che abbiamo gettato venga completamente trasformato e restituito all’universo. Il fuoco trasforma, non distrugge, rigenera, da legno si fa luce viva, calore e spirito. 
E’ un rito potente di guarigione e purificazione spirituale. Concludete il rituale condividendo frutta, acqua, vino e dolci con chi vi sta accanto. La trasformazione è già avvenuta, gioite, rallegratevi, perché siete ora esseri di luce. 
 
 

 

 
 

 

 

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