Herbariae: donne guaritrici, streghe e maghe

by Alessandra Scalas
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La conoscenza e l’uso delle erbe nel passato è stata una prerogativa del mondo femminile. Erano le donne a raccogliere le erbe e i fiori dei campi, a coltivare gli orti, ad andar per boschi in cerca di bacche, piante e frutti spontanei, erano le donne a conoscerne le proprietà terapeutiche e ad usare le erbe per usi curativi e non solo culinari.

Si chiamavano Herbariae, donne guaritrici, specializzate nell’uso delle piante. Spesso specialiste delle affezioni tipiche del mondo femminile, legate alla gravidanza, al ciclo, al parto e all’aborto.

Le Herbariae erano contemplate nel diritto romano che prescriveva il divieto di facere cum herbis, alludendo alla sapiente arte delle donne herbariae che si tramandavano a vicenda la saggezza delle virtutes herbarum. Questa conoscenza, embrione della medicina, era nutrita di folclore, alchimia e magia. La loro conoscenza sulle proprietà terapeutiche delle piante e sul loro uso, in associazione con elementi rituali e religiosi, diventò un sicuro punto di riferimento soprattutto per le comunità rurali del medioevo, per la salute delle donne e dei bambini, essendo le herbariae, oltre che guaritrici, levatrici e mammane.

Straordinarie custodi degli antichi segreti della natura, erano  donne di straordinaria potenza, capaci di procurare con le loro erbe, guarigione ma anche avvelenamento. Per questo, furono viste con sospetto dalle autorità e perseguitate come streghe. Con le loro erbe non si limitavano a curare il corpo, ma sapevano che non vi può essere guarigione se non si cura anche l’anima. Queste “streghe delle erbe”, eredi della cultura della Dea Madre, conoscevano le virtù magiche delle erbe, sapevano quando e dove coglierle, come miscelarle, sempre nel rispetto della madre terra.

L’eredità delle Herbariae

L’eredità delle herbariae è stata trasmessa di generazione in generazione e  costituisce un patrimonio di conoscenze fondamentale per ciascuna cultura.

Lo stesso medico e alchimista Paracelso (1493-1541)  sosteneva di aver imparato più dalle streghe guaritrici che dai libri di Ippocrate e Galeno, alla base della medicina moderna.

Prima della repressione delle donne guaritrici, “le streghe” dell’Inquisizione, la donna d’erbe aveva un ruolo preciso nella società e rappresentava un punto di riferimento per l’intera collettività. Il Sant’Uffizio dell’Inquisizione le accusò di diffondere epidemie, avvelenare i pozzi, rapire i bambini dalle culle,  profanare le tombe per rubare ossa  per i loro intrugli, distruggere i raccolti, causare sconvolgenti condizioni climatiche avverse. L’ Europa conobbe i roghi delle streghe, milioni di donne arse vive, da una Chiesa che ne misconosceva il loro ruolo e la loro cultura, una Chiesa che vietava alla donna la pratica della medicina. 

Riconosciamo oggi, ad una lettura della storia che rivaluta e contestualizza la loro figura, il ruolo delle donne herbariae come esperte erboriste che sanno riconoscere e cogliere le piante nel loro tempo, il tempo balsamico, per preparare medicamenti, che riescono a percepire la magia che plasma la Natura e l’intera creazione della vita su questo pianeta, donne che sanno riconoscere l’intimo legame che lega ogni cosa, il Cosmo e la Terra,  il rapporto astri-piante, piante-uomo. Donne magiche per certi versi, portatrici di una sensibilità e un antico sapere che oggi vogliamo riscoprire. 

Questo blog, rivolto sia a neofiti che a iniziati, vuole essere una guida per esplorare il mondo magico delle herbariae, le erbe, i riti, la tradizione antica e moderna e il patrimonio storico che le herbariae ci hanno tramandato.
Chi sente di appartenervi, avrà modo di poter approfondire e di poter praticare attraverso corsi e seminari dedicati al mondo delle herbariae e delle loro erbe magiche. 

Le Herbarie: donne guaritrici e streghe 

E’ a partire dal Basso Medioevo che sulla “donna herbaria si abbatte la scure di una cultura ecclesiastica “accademica” , maschilista, arroccata nei quadri istituzionali del potere patriarcale, che vede nella donna-guaritrice una pericolosa concorrente, e procede verso la sua demonizzazione. Nasce quindi la “donna-strega”, da perseguire e abbattere. 

Già nel Pactus Alemannorum del VII sec la donna delle erbe è indicata come herbaria: una strega che vien di notte per compiere i suoi malefici. In tempo di Controriforma,  la presa di posizione nei confronti della medicina popolare si fa più decisa e vennero prese, dopo il Concilio di Trento, numerose Costitutiones per regolamentare l’attività terapeutica e l’uso delle erbe da parte delle guaritrici e guaritori. La lotta contro le streghe si concretezza a partire dal 400 e le tappe più note sono la Bolla Summis desiderantes affectibus , promulgata da papa Innocenzo VIII nel 1484, e il Malleus maleficarum, redatto dagli inquisitori domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger nel 1486. 

Da allora il mondo delle Herbariae, fatto di piante officinali e erbe aromatiche, incensi e fiori, riti e omaggi alla Natura, diviene il mondo delle streghe, popolato da vecchie befane e ridicole fattucchiere, scope volanti e pentoloni, sortilegi e pozioni magiche.

L’immagine positiva alto medioevale della donna guaritrice, dedita alla medicina naturale, alla cura del corpo, alla preparazione di medicamenti, infusi e decotti, fondamentali in una società che ancora non conosce farmacie e ospedali, viene trasformata nella strega malvagia che tanta letteratura ci ha tramandato. 

Si ricorda la storia di una donna, Bellezza Orsini, di Perugia, che nel 1540 fu processata come strega, nelle deposizioni ella si definì ” guaritrice con le erbe”:” Io non so strea, e medico ogni cosa fo con mio olio fiorito(…)Io ho un libro di cento e ottanta carte dove stanno tutti li secreti del mondo boni e cactivi. Con quello ho imparato e insegnato ad altri e imprestandolo a gran maistri e signori(…)

La riabilitazione della donna delle erbe è avvenuta col tempo e ora ne cogliamo i risultati, considerando, ad esempio, il successo sempre crescente dell’interesse verso rimedi naturali, naturopatia, fitoterapia, approcci medici omeopatici e medicina antroposofica. Nonché il desiderio di tanti di un ritorno alla vita nella natura, alla maniera di Rousseau, cioè ad una vita più rispettosa dei ritmi naturali, ad uno sviluppo ecosostenibile e eco compatibile, ad una alimentazione naturale e biologica, ad una attenzione maggiore verso la crescita spirituale in armonia con la propria natura e con l’ambiente circostante. 

Le streghe tra mito e storia

Il termine strega sembra derivare dalla parola medioevale , derivante dal latino strix, uccello rapace notturno, che succhia il sangue dei neonati. Publio Ovidio Nasone , (nei Fasti, VI, 131 e ss), ci riporta: “ Esistono uccisi ingordi (…) hanno una grossa testa, occhi fissi, becco rapace, penne bianche, artigli a forma di uncino; volano di notte e cercano bambini incustoditi, li rapiscono dalle culle e poi ne fanno strazio (…), il loro nome è stringi, ma il loro nome deriva dal fatto che usano stridere orrendamente la notte. 

Ovidio aveva parlato di maghe  in grado di trasformarsi in uccelli notturni ; nel XIII secolo Gervasio di Tilbury riporta la credenza popolare secondo la quale le lamiae o striae, sono donne che si aggirano nelle campagne e rapiscono i bambini dalle culle. Al termine strix, sarà poi associato quello di demonio, che trasformandosi in una vecchia, si aggirata le campagne per uccidere i bambini. Da qui il mito del connubio strega-diavolo, notte-volo, magia-morte.

La strega nella storia è strettamente legata al periodo storico e alla sua cultura. Ripercorrendo il periodo preistorico, per lungo tempo le donne erano considerate custodi del grande segreto della vita. Erano loro in grado di generare, il loro ciclo mestruale era ritenuto il segno della sua vicinanza al mondo della Natura: come la Luna, scompare e ricompare ciclicamente, è la Luna che ne influenza i clicli e le nascite, la donna è fertile come la terra e dona la vita. L’uomo, di fronte a queste creature misteriose che pur perdendo sangue non muoiono ma si rigenerano nelle loro forze vitali, considera sacri questi eventi femminili al tal punto da ritenere che in questi periodi la donna sia capace di esercitare un grande potere, fertilizzare la terra, operare prodigi  e fare profezie. E’ la società matriarcale, si colloca nell’epoca di passaggio tra la vita nomade e quella stanziale, circa 1200 anni prima di Cristo. E’ questo il periodo della Dea Madre, divinità femminile primordiale,  che incarna nelle sue svariate forme rappresentative l’interminato ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rigenerazione che caratterizza sia le vite umane sia i cicli naturali e cosmici.

A seguito dell’evoluzione della società in senso “ maschile” la donna viene depredata del suo mistero e del suo potere procreativi: non è più colei che genera la vita ma un “ contenitore” del seme portato dall’uomo. E’ l’uomo il cardine della procreazione, la nascente società patriarcale  demonizza quei cicli prima sacri e portatori di fortune, facendoli diventare “ periodi impuri” durante i quali gli orti inaridiscono, i metalli arrugginiscono, la terra si secca, i mosti acidificano. 

Per l’uomo del medioevo, la donna è un essere misterioso quanto sconosciuto: pur perdendo sangue non muore, è l’unica in grado di dare la vita.E’ una creatura  potente e funesta allo stesso tempo. L’uomo medioevale la considera facilmente in preda al demonio, per questa ragione ad esse restava come possibilità di redenzione e salvezza, sacrificare la propria vita alla vita monacale o diventare madri e spose esemplari. Nessun altra via era lasciata alla salvezza. La donna libera era mal vista, era la strega megera ai margini della società, dedita a chissà quali malefici. Della “paura della donna” si impregna la cultura medioevale, e si incarna in quel misterioso universo femminile animato da donne, spesso anziane, guaritrici e erboriste, in grado di dominare la vita e la morte attraverso erbe e rimedi presi  dalla farmacia della Natura, col tempo sempre più additate come serve di Satana e nemiche della fede cristiana: erano nate le streghe.

La maga

Già nel mondo antico, le donne sono considerate “maghe” capaci di ammaliare gli uomini con le erbe, come la maga Circe. Nel 1 sec.d.C, Plinio il Vecchio , erudito e naturalista, nelle sue Naturalis Historiae lamenta che nonostante la scienza, ancora c’è chi crede che guarigioni avvengano per mezzo di pratiche erboristiche praticate da alcune donne. 

La parola magia deriva dal greco magéia, aveva in origine il significato di arte sacerdotale. Nell’antichità era l’arte dei dotti sacerdoti mediorientali della Persia, seguaci della cultura di Zoroastro, dotti conoscitori dell’astrologia, filosofia, religione.

Nel mondo antico la magia è l’incontro tra religione e scienza, al punto che non vi è re che non avesse tra i suoi dignitari dei maghi. Nel diritto romano la magia è oggetto di giurisdizione, era considerato reato nelle XII Tavole “Qui malum Carmen incantassit   cioè fare un incantesimo contro qualcuno. Nel medioevo la magia era molto diffusa e si coniugava con l’uso di erbe e piante medicamentose per curare le malattie. Però se nel tempo antico la magia era riservata alla classe sacerdotale, nel medioevo è affidata a guaritori, monaci, levatrici, herbariae. 

C’era magia nelle piante: la troviamo ad esempio nella teoria delle segnature, cioè la forma e l’aspetto di una piante o frutto o seme ne indicherebbe le sue proprietà ,medicamentose; ad esempio, la noce,  la cui forma ricorda il cervello umano, può avere proprietà benefiche per il cervello. La troviamo nell’influenza sulle piante dei pianeti, secondo la teoria di Paracelso; come pure nello spirito animistico della natura, come il caso della mandragora, che a causa della forma antropomorfa della sua radice si riteneva un essere vivente con  una vera personalità malvagia. mandragora

In mondo delle donne maghe appartiene alle donne. Sono donne erboriste e e conoscitrici di segreti alchemici ed esoterici. Tra i testi che testimoniano maggiormente il legame tra medicina e magia, ve ne è uno proveniente dal mondo anglosassone “Leechbook” o Libro di Bald. Per curare le malattie si mescolano conoscenze relative a miti celtici con conoscenze erboristiche , religione e formule magiche. Si parla, ad esempio, di un balsamo preparato con burro ricavato dal latte di una mucca rossa o bianca e 57 erbe, da mescolare con un bastone nel quale siano incisi i nomi degli evangelisti, durante la procedura si reciteranno formule magiche incomprensibili.

 

L’Erbario delle Herbariae

L’immaginario collettivo lega la figura della “strega delle erbe” a una donna, abile nella preparazione di medicamenti, infusi e decotti, amuleti e talismani, preparati con erbe, fiori, bacche, semi, pietre, resine e incensi. Alcune di queste piante delle herbariae sono piante velenose, pertanto la loro manipolazione è particolarmente pericolosa. Molte di queste appartengono alla famiglia delle solanacee e sono legate indissolubilmente alla tradizione delle streghe. Producono allucinazioni se assunte, stati di trance che simulano l’ebbrezza del volo e della preveggenza. Per questo motivo, alcune piante erano considerate piante diaboliche dagli inquisitori, che le ritenevano ingredienti magici per  unguenti con i quali le streghe si cospargevano il corpo per volare e per i sabba. Queste piante erano la Belladonna, l’Aconito, la Mandragora, lo Stramonio e i Giusquiamo. Tutte piante allucinogene e addirittura mortali, usate dagli speziali nelle giuste dosi per le loro proprietà medicinali. Nella letteratura sulla stregoneria del XVI-XVII sec, troviamo il trattato De la lycantropie, trasformation et extase des sorcieres (1615), del medico francese De Nynault, secondo il quale le streghe utilizzano due tipi di unguento: uno per recarsi al sabba durante i sonno, e l’altro per trasformarsi in animale. Evidentemente, sebbene ciò non fosse fisicamente possibile, esiste la possibilità che facessero uso di erbe con proprietà allucinogene  e che tali allucinazioni o visioni fossero il risultato della somministrazione causale o voluta di erbe o funghi. Come nel caso della Amanita muscaria, il Tricholomia columbetta, e tutti gli altri funghi appartenenti al genere Psilocybe, probabilmente usati  a fini rituali. 

Le erbe delle Herbariae erano tutte dedicate alle divinità femminili: Diana, Cerere, Demetra, e soprattutto la Dea Madre. E’ logico supporre che le donne delle erbe non fossero, come sostenuto dagli inquisitori, “possedute dal demonio”, ma sacerdotesse eredi dell’antica religione pagana. L’ Atropa Belladonna, prede ad esempio il nome da una delle Parche, Atropo, che secondo la tradizione tagliava il filo della vita umana. Il termine belladonna deriva dall’usanza delle nobildonne veneziane di rendere più languido e bello lo sguardo dilatando la pupilla attraverso un collirio di decotto a base di belladonna . 

 Tra le piante velenose si annoverano: l’Aconito, la Cicuta, La Belladonna, l’Ellebono, il Giusquiamo, la Mandragora, lo Stramonio. 

Le piante sacre sono: il Vischio, l’Alloro, l’Artemisia, l’Anice stellato, il Basilico, il Biancospino, la Cannella, il Cipresso, la Felce, il Finocchio Selvatico, il Frassino, la Gardenia, il Gelsomino, il Ginepro, l’Issopo, la il Melo, il Mirto,il Narciso, la Quercia, la Rosa, il Salice, la Salvia, l’Ulivo, la Vite. 

Per l’erbario della strega si considera il genere di un’erba in riferimento alla qualità di energia emanata. Quando l’influsso energetico di una pianta è stimolante si parlerà di genere caldo, al contrario che ha un influsso rilassante sono dette erbe fredde. Sono “calde”: l’Acacia, l’Aglio, l’Alloro, l’Angelica, l’Anice Verde, l’Arancio dolce, l’Assafetida, l’Assenzio, il Benzoino, il Biancospino, la Bryonia, la Calendula, la Cannella, il Cardo, la Cipolla, il Coriandolo, la Boswellia.

 

Decalogo delle herbariae

Qualsiasi siano le piante usate, l’herbaria è tenuta a osservare un preciso decalogo, un insieme cioè di norme etiche di comportamento  a beneficio della salute sia del paziente che della madre terra. Vediamo le principali:

  • Ringraziare la pianta: quando si coglie una pianta o fiore, o frutto o seme, si ringrazia la terra  che ce ne ha fatto dono. 
  • Restituire il favore: dopo aver colto la pianta, fate in modo di restituire qualcosa alla terra, fatte dono alla terra co un seme, una bacca, un frutto, ingraziate così i suoi favori e essa vi sarà grata con nuove erbe e nuovi frutti.
  • Essere rispettose della Natura, ed essa lo sarà con voi..
  • Primum non nocere: la prima regola è non nuocere, non fatte mai del male a nessuno. In nessun caso i medicamenti, unguenti, tisane o decotti, andranno preparati con “cuore cattivo”. L’intento sarà sempre non recare mai alcun danno, e promuovere sempre il benessere della persona.
  • Studio e Applicazione. Se non si hanno adeguate conoscenze erboristiche, fatevi sempre consigliare da un esperto. Le piante possono curare ma anche avvelenare. E’ importante saperle riconoscere e usare con consapevolezza. 
  • Essere degne, gelose e accorte custodi della vostra conoscenza: le herbariae non smettono di studiare, di confrontarsi e di sperimentare, per offrire il loro dono a chi ne farà richiesta. 

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Erboristeria, Erbe magiche, Riti e Ricette. Il mondo delle Herbarie nella antica tradizione erboristica.

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